Tre percorsi innevati nelle Dolomiti Venete: boschi silenziosi, cime imponenti e panorami da fiaba

Neve morbida cade, avvolgendo ogni cosa con un manto soffice, e un silenzio fitto calma l’aria: le Dolomiti venete sotto l’inverno si trasformano, quasi irreali. Muoversi con le ciaspole diventa l’unico modo per lasciare i sentieri battuti, attraversare pendii spesso ostili al cammino tradizionale. Dalle dolci curve delle Piccole Dolomiti alle guglie imponenti del Passo Giau, ogni percorso racconta un legame diretto con la natura. Qui la neve non si limita a coprire, ma smorza anche i suoni, regalando a ogni passeggiata un’intimità che pochi riescono a percepire. L’effetto di questo silenzio nevoso cambia la percezione: l’esperienza invernale si distingue nettamente da quella estiva. Chi frequenta questi monti lo sa bene: è proprio il silenzio a fare la differenza.

Un percorso accessibile tra le 5 torri per chi inizia con le ciaspole

All’ingresso dell’area ampezzana c’è un anello che attira chi si avvicina ai primi passi con le ciaspole. Il giro intorno alle 5 Torri unisce vedute spettacolari a un percorso tecnicamente piuttosto semplice. Dal parcheggio della seggiovia Bai de Dones, poco sotto i 1900 metri, una breve ascesa conduce al Rifugio Scoiattoli sopra i 2200 metri. Qui l’occhio spazia sulla valle sottostante e sulle torri di pietra calcaree che sembrano quasi toccare il cielo.

Tre percorsi innevati nelle Dolomiti Venete: boschi silenziosi, cime imponenti e panorami da fiaba
Tre percorsi innevati nelle Dolomiti Venete: boschi silenziosi, cime imponenti e panorami da fiaba – casavacanzedifranco.it

Il cammino prosegue quasi in piano: perfetto per chi si cimenta su neve fresca, offrendo sicurezza senza rinunciare a scorci emozionanti. Anche se chiuso in inverno, il Rifugio Cinque Torri rimane un punto di interesse dove immergersi nella natura. L’anello si chiude attraversando un bosco fitto, tornando lentamente verso il parcheggio. Dislivello? Circa 550 metri. Tempo? Intorno a due ore e mezza. Un’avventura adatta a chi si avvicina al trekking invernale. Non bisogna però sottovalutare l’uso di attrezzatura tecnica: bastoni e abbigliamento che resistono al freddo intenso – specie in quota – sono indispensabili. La città spesso inganna: scende il sole, e la temperatura cala rapidamente, può diventare spiacevole, se non rischioso, essere impreparati.

Il cuore delle Piccole Dolomiti, da Malga Boffetal al Rifugio Campogrosso

Le Piccole Dolomiti, con quote più moderate, conservano un fascino speciale per chi cerca quiete e meno confusione. L’itinerario che parte da Passo Pian delle Fugazze apre scenari diversi, iniziando da un parcheggio facilmente raggiungibile. La strada – non sempre libera dalla neve – viene curata con macchine battipista, facilitando l’accesso anche nei mesi freddi. Dopo un tratto iniziale su asfalto, si imbocca il sentiero CAI 173, che si addentra in boschi di faggi con pendenze soft. Superato questo tratto, si aprono ampi prati coperti da neve, fino a raggiungere Malga Boffetal, raggiungibile anche d’inverno senza difficoltà. Il percorso rimane quasi pianeggiante lungo una zona scandita da massi provenienti dalle pareti rocciose del Sengio Alto. Il paesaggio alterna boschi più fitti e spazi aperti, concludendosi con una breve salita e discesa verso il Rifugio Campogrosso, posto a 1457 metri. Il dislivello totale si aggira intorno ai 300 metri. Il tempo stimato? Tra un’ora e mezza e due ore. Di solito il sentiero è ben visibile, o almeno prima delle nevicate fresche, quando invece può diventare più difficile orientarsi. Una domanda: vi siete mai chiesti quanto può diventare scivoloso il ritorno lungo l’asfalto innevato? Qui, senza ciaspole, si rischia. Quindi, organizzarsi nel modo giusto per tempi e attrezzi rimane una scelta che non si può prendere alla leggera.

Da Passo Giau alla scoperta di Mondeval, tra natura e storia

Passo Giau è conosciuto da molti come punto di partenza per escursioni in quota – dove natura e tracce storiche convivono. Dai parcheggi spaziosi lungo la strada, si parte con un avvio dolce, poi si affronta un tratto più esigente fino alla Forcella Giau. Da qui si apre un quadro ampio: l’altopiano di Mondeval, incorniciato dalle gigantesche pareti di Monte Pelmo e Monte Civetta. A sinistra, si staglia la massiccia muraglia dei Lastoni de Formin. Oltre al panorama, la zona conserva reperti risalenti a più di 7000 anni fa, testimoni di una presenza umana del Mesolitico – dettaglio non da poco. Dalla forcella si può scegliere: una cima panoramica facile oppure la Cima di Mondeval, a 2455 metri, decisamente per chi ha buona preparazione fisica. Il rientro forma un anello che attraversa un paesaggio variegato, con massi giganti e boschi di abeti e larici. Il dislivello è variabile: dai 450 metri del percorso più breve, fino ai 680 del più impegnativo. Durata? Tra tre e cinque ore. Un elemento da non trascurare è il vento forte, frequente nei prati esposti dell’altopiano durante l’inverno – ed è uno dei fattori che guida la scelta del momento giusto e dell’abbigliamento adatto.

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