Ancora oggi, percorrere la Via Salaria significa immergersi in un territorio dove storia e natura si intrecciano, lontano dalle mete turistiche più inflazionate. La strada, che collega Roma all’Adriatico, porta con sé un patrimonio strategico – risalente all’epoca romana – quando il sale veniva trasportato e le truppe si spostavano lungo il suo percorso. Il paesaggio cambia rapidamente: boschi fitti e poi ampie distese di ulivi, le cui olive sono alla base di oli Dop di alta qualità. Tra piccoli centri, il tempo sembra correre con un ritmo tutto suo. Qui il turismo di massa non arriva e le tradizioni gastronomiche raccontano storie antiche, ben radicate nei territori.
Nel cuore della Sabina, a circa un’ora da Roma, la strada si snoda tra curve e tornanti che regalano scorci unici sul lago artificiale del Turano. Dieci piccoli comuni hanno scelto di collaborare per rilanciare il territorio, dando rilievo alla comunità locale e alle sue tradizioni. Una risposta pratica allo spopolamento, questa rete punta sul recupero dei sentieri, della cultura e di servizi pensati per chi abita e visita questi luoghi. Il modello? Rurale, autentico, senza inutili fronzoli. Nei borghi la gente – chi ci abita – condivide storie e giornate con i visitatori che hanno voglia di scoprire davvero.
Le connessioni tra i borghi e il ritorno ai sentieri
Proprio grazie al progetto promosso dai comuni minori, è nato un sistema di sentieri che collega i borghi, disegnato per accogliere escursionisti di ogni livello. Si chiama “Intelligenza naturale”, un’iniziativa che mette al centro relazioni vere e cultura radicata – basta grandi opere o infrastrutture. L’obiettivo? Turismo sostenibile e dal passo lento. Uno dei percorsi più amati parte dal Castello di Rocca Sinibalda: una fortezza del Quattrocento, intrisa di storie medievali. Da lì, si prosegue su strade bianche, attraversando querce e boschi fino a Posticciola. Qui, un museo a cielo aperto racconta, tramite murales, le attività artigianali e agricole della zona – spesso ignorate anche dai visitatori più attenti.

Dalla vetta a Posticciola, il lago del Turano si apre davanti agli occhi: un luogo perfetto per una pausa, qualche foto e poi avanti fino a Colle di Tora. Nel tragitto si incontrano boschi di aceri e frassini, che – con l’autunno – mostrano un’esplosione di colori che va dal marrone al rosso vivo. Chi cerca un’esperienza all’aria aperta, lontano dalla folla, troverà in questi paesaggi un richiamo irresistibile. Il turismo lento e attento al territorio qui ha conquistato sempre più estimatori, soprattutto tra chi vive nelle grandi città e sogna un rifugio.
Vita nei borghi, iniziative culturali e tradizioni
I borghi sulla Via Salaria non offrono solo trekking, ma anche iniziative culturali vivaci che intrecciano comunità e tradizione. Longone Sabino, per esempio, ospita uno dei cinema più piccoli d’Italia: dodici posti, in un ex ufficio postale. Un progetto nato per dare nuova linfa al borgo, accompagnato dalla riapertura di una vecchia osteria dove – stagione dopo stagione – si organizzano eventi gastronomici e degustazioni dei prodotti locali. Questi spazi giocano un ruolo decisivo nella socialità, specialmente dove la rete telefonica è debole o assente. Attività culturali ed enogastronomiche così aumentano il senso di comunità e danno occasioni preziose per incontrarsi, sia per chi abita che per i visitatori.
Nei dintorni, la Tenuta Resort Agricolo di Collelungo Casaprota propone una cucina tradizionale basata su prodotti locali e metodi antichi. Gli ospiti possono soggiornare in edifici storici restaurati: un vecchio mulino trasformato in Spa e camere accoglienti. A Poggio San Lorenzo, la coltivazione dell’olio extravergine d’oliva si tramanda da generazioni, curando molto la qualità con una raccolta anticipata delle olive: prevale il gusto, non la quantità. Nei piccoli borghi, dove i servizi spesso latitano, la vita si svolge seguendo gesti semplici: bambini che giocano nelle piazze, anziani che si incontrano al bar, signore che lavorano a maglia in strada. Un quadretto sospeso nel tempo – ma capace di rispondere alle sfide di oggi con iniziative che esaltano l’identità locale.
Rieti, città vicina e punto di riferimento per chi si avvicina alla Salaria, conserva preziose tracce dall’epoca romana al Medioevo. È ricca di santuari francescani ben mantenuti. Il centro storico ospita spazi culturali – Le Tre Porte – che uniscono ambiente, enogastronomia e iniziative collettive, diventando veri e propri poli di aggregazione e punti di vita sociale. Qui le tradizioni vivono anche grazie ai luoghi dove ritrovarsi, parlare e godere di prodotti tipici, come le lenticchie di Rascino: un presidio Slow Food famoso per il seme piccolo e il sapore intenso.
Insomma, la Via Salaria non è solo un itinerario geografico: è molto di più. Aiuta a incontrare un territorio che riesce ancora a mantenere delicati equilibri sociali e culturali, cosa non così scontata nelle zone interne italiane. Nonostante le difficoltà legate allo spopolamento e ai tempi moderni, le comunità locali mantengono un ritmo tutto loro. E chi arriva qui, con calma e voglia di capire, se ne accorge subito.