Nella più grande grotta del mondo emergono due antiche creature marine mai viste prima

Nel Vietnam centrale, dentro il vasto Parco nazionale di Phong Nha-Ke Bang, è saltata fuori una scoperta scientifica che cambia davvero il modo di vedere il mondo sotto terra. Sono state scoperte due specie acquatiche mai viste prima, che vivono nei meandri di una delle grotte più grandi del pianeta. Non si tratta solo di un fatto biologico: quello che emerge qui è la fragilità degli ambienti ipogei, luoghi invisibili per chi vive in città, eppure fondamentali per la fornitura e la qualità dell’acqua che beviamo ogni giorno. Chi lo avrebbe detto? La vita quotidiana è più legata a questi spazi nascosti di quanto si pensi.

Le nuove specie scovate in un ambiente estremo

Gli esperti hanno individuato queste creature a circa 380 metri di profondità nella grotta di Son Doong, zona generalmente inaccessibile ai turisti. Parliamo di crostacei trasparenti e pesci privi di colore, adattati a un mondo di buio totale e ossigeno spesso sotto il 2%. Condizioni che per la maggior parte degli esseri viventi acquatici sarebbero fatali. A livello genetico, queste specie condividono appena il 65% del Dna con parenti conosciuti, un chiaro segnale di quanto ancora ci sia da scoprire negli ecosistemi sotterranei – terreno quasi inesplorato.

Nella più grande grotta del mondo emergono due antiche creature marine mai viste prima
suggested caption: Interno della grotta di Phong Nha-Ke Bang in Vietnam, dove sono state scoperte nuove specie marine in un ambiente ipogeo. – casavacanzedifranco.it

In risposta, le autorità vietnamite insieme a gruppi internazionali hanno messo in moto piani di protezione pensati apposta per tutelare queste specie e il loro habitat. A chi vive in una metropoli, tutto ciò sembra distante, eppure qui si nascondono forme di vita uniche, antiche e, diciamo, molto fragili. L’impatto umano, soprattutto con turismo e attività estrattive, è una minaccia concreta, che chiede interventi rapidi e precisi per non compromettere questi ambienti così speciali.

I rischi del turismo alle profondità della Son Doong

Dal 2013, Son Doong ha aperto le sue porte a un turismo ben regolamentato: massimo mille visitatori l’anno e un biglietto che costa più di 3.000 dollari a testa. Ma anche così, gli esperti sottolineano che anche una presenza limitata può alterare l’equilibrio interno. Durante i periodi di punta, la temperatura della grotta può innalzarsi di 0,7 gradi – sembrano poche, però per gli organismi specializzati che vivono lì è un guaio. Proprio per questo, aumenta la proliferazione di batteri anaerobici, un problema serio che sbilancia ulteriormente l’ecosistema sotterraneo.

I pareri su come contenere l’impatto del turismo sono diversi: c’è chi suggerisce chiusure stagionali e l’obbligo di sensori per monitorare la CO2; altri invece propongono di mantenere i controlli attuali, ma intensificando la sorveglianza delle acque sottostanti, fattore chiave per la salubrità dell’intero sistema. Insomma, qui si intrecciano questioni ambientali, economiche e sociali di non poco conto, con interessi variegati in gioco.

L’acqua che arriva nelle case dipende da quello che accade nei bacini carsici

Ciò che succede sotto il Parco di Phong Nha-Ke Bang ha conseguenze ben al di là del Vietnam. Sotto terra, le falde acquifere si collegano con percorsi non visibili, e ogni contaminazione o alterazione nel sistema carsico può impattare sull’acqua potabile. In molte zone del Sud-est asiatico, quasi un quarto dei pozzi privati presenta segnali di contaminazione biologica, dovuti soprattutto all’incrocio tra turismo e agricoltura. Un problema serio se si considera la necessità di gestire queste risorse con attenzione, per evitare guai anche alle comunità locali.

Per limitare i rischi, si suggerisce un approccio più integrato nelle case: controlli regolari di pH e nitrati, filtri certificati, riduzione di detergenti con fosfati e manutenzioni frequenti di serbatoi e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Se fatti con costanza, questi accorgimenti rallentano la proliferazione batterica, che non è solo un problema asiatico, ma anche nelle nostre città italiane ed europee – chi vive in città spesso se ne dimentica, ma vale per tutti, specialmente in tempi di cambiamenti climatici e crescente pressione umana.

Scontro tra modelli e interessi caratterizza i progetti sulle grotte: da una parte chi vorrebbe ampliare l’offerta turistica, dall’altra chi invoca restrizioni più severe, aspettando mappature biologiche più precise. Oggi, una legge vietnamita vieta l’esplorazione speleologica oltre i 500 metri senza autorizzazioni ambientali specifiche – una pratica che sarebbe da considerare anche altrove, dall’Italia agli Stati Uniti. Proteggere questi ambienti assicura non solo la biodiversità, ma anche la sicurezza e la qualità dell’acqua che arriva ogni giorno nelle nostre case.

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