Negli ultimi tempi, le immagini di moda non sono più solo belle foto, ma diventano specchi di grandi cambiamenti culturali e di tecnologie che spuntano ovunque. Diverse città europee ospitano mostre che mettono sotto i riflettori protagonisti capaci di stravolgere il modo in cui guardiamo la fotografia nel settore. Dietro queste esposizioni si celano racconti fatti di innovazione e d’identità: temi che, forse senza che ce ne accorgiamo, finiscono per modellare il nostro sguardo, anche in ambienti lontani dall’arte.
Guardando alla programmazione dell’anno, balza all’occhio come la fotografia di moda non rimanga ferma al ruolo di vetrina patinata. Anzi, evolve come linguaggio, diventando un mezzo espressivo più complesso. Dai ritratti dirompenti a immagini che sembrano uscire da fiabe moderne, ogni mostra approfondisce aspetti decisivi di un ambito dove si incrociano arte, costume e tecnologia. Ci sono trasformazioni sociali nascoste nelle immagini — non sempre visibili al primo sguardo, ma presenti e concrete nei messaggi visivi quotidiani.
Dettagli e narrazioni visuali: è su questi due pilastri che le esposizioni costruiscono il diálogo con chi le visita. Chi vive in grandi città, secondo me, percepisce subito come la fotografia di moda oggi non sia solo frutto di creatività individuale, ma un crocevia di comunicazioni multidisciplinari.
Inez & Vinoodh e la sfida dell’immagine provocatoria
Al Kunstmuseum Den Haag, dal 21 marzo al 6 settembre, c’è una retrospettiva dedicata al duo olandese Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin. Fin dagli anni Novanta hanno saputo mischiare digitale e creatività in modo che ha rivoluzionato la fotografia di moda, sfidando ogni convinzione comune. Il loro percorso è un vero e proprio spartiacque nel settore.

Il contrasto tra seduzione visiva e contenuti narrativi forti caratterizza il loro lavoro – che spazia da arte contemporanea a campagne per grandi maison come Balenciaga, Chanel e Louis Vuitton. Ne esce un panorama dove la fotografia di moda è un terreno fertile di intrecci tra estetica e significato, rompendo gli schemi classici.
Curiosità spesso ignorata: si sono dati da fare anche nel video e nel cinema, con videoclip per grandi protagoniste della musica internazionale. E questo apre un discorso più ampio sulla fotografia di moda, che appare come un linguaggio multidisciplinare, in grado di parlare a pubblico variegato da tante piattaforme diverse. Roba che si nota camminando per le strade, tra cartelloni e schermi.
Il mondo fiabesco di Tim Walker e la sua celebrazione dell’identità libera
Allo National Portrait Gallery di Londra, la mostra Tim Walker’s Fairyland: Love and Legends presenta un viaggio nelle ultime produzioni di un artista che da ormai vent’anni crea immagini teatrali, quasi surreali. Dalla fine degli anni ’90, Walker ha costruito uno stile unico e riconoscibile: ritratti e paesaggi che sembrano usciti da fiabe, ma infilano temi attualissimi come la libertà d’espressione e l’identità queer.
Tra ottobre e gennaio si potranno vedere centinaia di scatti degli ultimi cinque anni, con volti di attivisti e artisti che rendono visibile l’amore e l’auto-espressione. La mostra svela così un aspetto narrativo molto profondo della fotografia di moda, più ricco e meno superficiale di tanti slogan visivi che vediamo in giro.
Walker costruisce spazi immaginari, veri e propri santuari di libertà dove colori e composizione non sono solo estetica ma strumenti per comunicare emozioni complesse. Diventa lampante come l’arte visiva possa rilanciare il linguaggio fotografico, proponendo scelte stilistiche particolari che – per chi guarda da vicino – rinnovano davvero il modo di vedere.
Ellen von Unwerth e l’energia teatrale del circo
La mostra “My Circus”, al Fotomuseum aan het Vrijthof di Maastricht, racconta il mondo di Ellen von Unwerth, celebre fotografa che porta in primo piano una femminilità giocosa, vibrante, al confine tra erotismo e moda. Il suo legame con il circo, specie il Circo Roncalli dove ha lavorato da giovane, ritorna forte nelle sue immagini, anime piene di ironia e vitalità.
Una selezione di 160 fotografie raccoglie ritratti, a colori e in bianco e nero, di icone come Naomi Campbell, Madonna e Rihanna. Questo rapporto con un ambiente multisensoriale come il circo spiega come la fotografia possa diventare veicolo per rielaborare esperienze personali con creatività, un tratto che si nota soprattutto nelle composizioni più elaborate, spesso in inverno.
Von Unwerth ha lavorato con maison come Dior e Victoria’s Secret, e la sua carriera è segnata da un’energia artistica che movimenta e mette in discussione i codici rigidi della moda. Mostrare il suo lavoro negli spazi più importanti dimostra che la fotografia di moda può trasformarsi in gesto artistico, capace di spezzare la monotonia di un settore che cambia velocemente.
L’eredità di Rico Puhlmann tra moda e cultura europea
Fino a metà febbraio, il Museum für Fotografie di Berlino ospita una retrospettiva su Rico Puhlmann, fotografo che ha segnato la moda europea dal dopoguerra agli anni ’90. La mostra va oltre l’estetica, raccontando storie culturali intricate e spaccati di un’epoca, con uno sguardo sensibile che evita la superficialità.
Il percorso copre oltre 40 anni di scatti, con volti come Cindy Crawford e Naomi Campbell. Le immagini di Puhlmann illustrano, con grande precisione, l’evoluzione sociale dietro il fenomeno moda, lontano dagli stereotipi. È una visione che amplia il concetto di arte fotografica, da vedere sopratutto per chi studia trasformazioni storiche e culturali.
Ciò che rende la mostra davvero interessante è il racconto della fotografia come documento storico e opera d’arte allo stesso tempo, tessendo una narrazione europea che unisce estetica e costume senza mai perdere la concretezza.
Gli anni ’90 alla Tate Britain: un decennio decisivo per moda e fotografia
La Tate Britain di Londra ospita negli ultimi mesi dell’anno la rassegna “The 90s”, uno sguardo inedito su un decennio che ha plasmato profondamente la cultura visiva attuale. Musica, moda e fotografia si intrecciano in un racconto ricco di sperimentazioni e libertà che hanno segnato quell’epoca.
Le opere esposte provengono da fotografi che hanno definito l’immagine degli anni Novanta, con nomi noti sia nel mondo della moda che dell’arte. Nel clima post-Guerra Fredda si è creato un crocevia insolito, dove estetica e politica si sfiorano, dando vita a immagini cariche di un’intensità particolare: un mix di tensione e rilassatezza.
Gli spazi espositivi aiutano a capire come la fotografia di moda non sia solo specchio di mutamenti culturali, ma ne sia anche artefice. Il dialogo tra più ambiti crea un patrimonio visivo ancora oggi un punto di riferimento per chi segue l’evoluzione della cultura visiva globale.