Nel mezzo della costa peruviana si estende un’area vasta, segnata da più di cinquemila piccoli fori scavati nella roccia. Guardandoli da lontano, l’ordine e la precisione che li contraddistinguono colpiscono anche chi, in teoria, dovrebbe essere abituato a certi paesaggi. Un dettaglio da non sottovalutare: queste cavità si notano solo dall’alto, una prospettiva inusuale e forse per questo motivo il loro scopo è rimasto un enigma per lungo tempo. Negli ultimi anni, però, alcune ricerche internazionali hanno buttato nuova luce su di loro, suggerendo che quei buchi erano parte di un sistema legato alla gestione economica — e pure prima dell’arrivo degli Inca. Una visione che, insomma, cambia parecchio la storia precolombiana della zona.
Le file di fori del monte sierpe: un enigma geometrico svelato
Il monte Sierpe mostra un’impressionante serie di fori disposti con una precisione incredibile, che si snodano per chilometri e chilometri come se fossero seguiti da una mano che stesse disegnando un piano. Gli anni Trenta portarono le prime foto dall’alto, e allora il sito era già considerato misterioso. Nel tempo non sono mancate idee su cosa fossero: depositi, osservatori per le stelle, sedi cerimoniali. Nessuna teoria, però, ha trovato riscontri certi sul posto. Ecco cosa fa la differenza oggi: la tecnologia dei droni ha permesso di studiare meglio — con immagini più nitide — e il risultato ha mostrato geometrie sorprendenti. I fori non sono messi a caso, ma seguono schemi precisi, distanze regolari, quasi fossero parte di un archivio o di una griglia organizzata.

Gli strati della roccia e le analisi stratigrafiche collocano queste strutture secoli prima della conquista spagnola, ben prima quindi della supremazia Inca. Di conseguenza, il monte Sierpe è opera di una società antichissima, con capacità organizzative notevoli — da non sottovalutare. Oggi archeologi di varie nazionalità lo tengono sotto osservazione come esempio concreto di come le popolazioni precolombiane sapessero usare lo spazio a fini amministrativi e commerciali. È un punto che ribalta l’idea classica, quella che pensava a questi siti solo come luoghi religiosi o fortificazioni.
Un sistema di contabilità inciso nella roccia
Le microanalisi su ciò che si è trovato nelle cavità, come tracce di polline di mais e fibre vegetali intrecciate, hanno indirizzato l’interpretazione da un piano simbolico a uno decisamente pratico. Parliamo di gestione e stoccaggio agricolo, di roba concreta. Le tecniche usate — dai microscopi elettronici ai rilievi con droni — hanno permesso di mettere insieme un quadro dettagliato che si incastra bene con quello che sappiamo dell’economia precolombiana.
La disposizione dei fori ricorda il Khipu, il sistema andino basato su corde con nodi usato per contare e annotare scambi. Solo che qui non ci sono corde, ma una geografia che fa da “registro” inciso nella pietra. I fori formano blocchi paralleli e ripetitivi, come fossero un archivio. Ecco un dettaglio che non sempre salta all’occhio di chi non vive in ambienti rurali, ma fu un sistema chiave per il controllo e la condivisione di informazioni. Poi c’è la posizione strategica del monte Sierpe: vicino a vie commerciali che collegano altopiani e costa. Quindi, non era un posto qualunque, ma un nodo amministrativo importante, forse legato al passaggio e deposito di merci e tributi.
I misteri ancora aperti e le sfide per il futuro
Nonostante i progressi fatti, sul monte Sierpe aleggiano ancora dubbi e interrogativi. Per esempio, è un problema serio che manchino dati cronologici certi, perché materiali organici databili con precisione non sono stati trovati negli strati più antichi. E poi — cosa che colpisce — il sito è unico nella zona andina occidentale, senza confronti diretti. Insomma, capire con sicurezza la sua funzione e storia non è facile. Le autorità locali, insieme agli specialisti nella conservazione, hanno già programmato nuovi scavi e carotaggi per scoprire se le fosse furono fatte tutte in una volta o a più riprese nel tempo.
L’area oggi rischia molto, tra l’espansione dell’agricoltura e un turismo incontrollato. Serve un intervento rapido per salvaguardarne il patrimonio culturale. Il valore di questo complesso va oltre l’archeologia: ha il potenziale di riscrivere i modi in cui le società precolombiane della costa e delle montagne organizzavano la loro economia e la loro vita. Qui emerge chiaro un concetto spesso dimenticato: organizzare lo spazio materialmente aveva un peso politico ed economico, capace di tenere insieme le comunità e supportare processi condivisi.
Tra polvere e pietra, il monte Sierpe racconta ancora — tenacemente — una storia di civiltà e rotte commerciali, un’eredità preziosa, ma nascosta agli occhi di molti. Serve solo ascoltarla meglio per capire davvero il passato dell’intera regione andina.